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Fattori stressogeni prolungati possono provocare sovraccarico allostatico inducendo patologie

Lo stress non può essere eliminato ma lo si può ridurre. Contrariamente a quanto si pensa lo stress non deve essere evitato ma affrontato in modo efficace traendone vantaggio, imparando di più sui suoi meccanismi. Per quanto esso sia alla base di molte malattie (Distress), allo stesso tempo ci tiene in vita (Eustress). Il nostro Sistema si è evoluto,nel tempo, per resistere a fattori di stress intensi ma brevi (meno di 30 minuti).

Quando il fattore stressante, permane a lungo nella nostra mente, può dare origine a patologie nell’organismo umano. L’essere umano ha la capacità di pensare “pensieri stressanti” che non andrebbero seguiti ma lasciati andare “dereificazione”, per evitare che la natura dello stress diventi cronica.

Lo stress non colpisce tutti allo stesso modo ma dipende dalla personalità del soggetto.

Gli individui con personalità di tipo D, figura 1, hanno la tendenza a vivere emozioni negative crescenti, che non condividono con altre persone per paura di ricevere rifiuti o disapprovazione. Essi hanno un rischio di mortalità 4 volte superiore rispetto agli individui con personalità di altro tipo, soprattutto per infarti miocardici ripetuti.

L’incidenza nella popolazione di questo tipo di personalità è del 21%.

 

 

Quando i fattori stressogeni non sono brevi ma permangono a lungo nella nostra psiche si parla di sovraccarico allostatico che può provocare infiammazione sistemica con danno della matrice connetivale e di conseguenza di organi e tessuti.Il termine ‘Carico Allostatico’ fu introdotto per indicare la capacità del nostro organismo di adattarsi alle condizioni mutevoli che affronta. I sistemi allostatici (adattativi) permettono all’organismo di adeguarsi alle situazioni di vita vissute modificando alcuni parametri interni allo scopo di mantenere le funzioni dei singoli organi.

Per misurare il Carico Allostatico il McArthur Notebook segnala il controllo di alcuni parametri, indicati di seguito:

  1. Pressione Arteriosa Sistolica e Diastolica (indici dell’attività cardiovascolare)
  2. Rapporto vita-fianchi (indice del metabolismo e dell’accumulo di grasso adiposo)
  3. Colesterolo LDL
  4. HbA1C (emoglobina glicata)
  5. DHEA-S (deidroepiandrosterone-solfato)
  6. ACTH, cortisolo, Cortisolo libero urinario (urine 24 h)

 

Quindi, lo stato psicoemotivo ed affettivo di una persona può influenzare e modificare il decorso di una malattia. Ecco quindi che la mente è in grado di influenzare la cura delle malattie.La Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) si occupa di in un nuovo modello di cura della persona che si interessa dell’interazione reciproca tra il comportamento, l’attività mentale, il sistema nervoso, il sistema endocrino e la risposta immunitaria degli esseri umani. Questi sistemi in condizioni di stress si iperattivano provocando un processo infiammatorio sistemico che è alla base di molte patologie. Il punto chiave è che grazie ad un sistema PNEI attivo e ben funzionante si ottiene un’efficace prevenzione delle malattie.

Un individuo può sviluppare una malattia a causa di una enorme variabilità di fattori genetici ed ambientali che vanno a modificare proprio l’equilibrio della PNEI. Fattori, come avere una salute psicologica buona, seguire un’alimentazione corretta ed avere un sistema immunitario forte aiutano nel mantenimento di questo equilibrio. Bisogna, quindi, intervenire debellando la disregolazione della reazione da stress e i processi infiammatori attraverso un approccio PNEI.